Scuola, ora protesta anche il Vaticano

Scuola, ora protesta anche il Vaticano

 

Berlusconi si concentra sull’economia che va male. E’ la settimana in cui il premier gradirebbe poter prendere l’iniziativa, annunciando decisioni a sostegno di imprese e famiglie. Qualcosa tipo la detassazione delle tredicesime gli era sfuggito già dopo la manifestazione del Pd al Circo Massimo, salvo rimangiarselo di corsa per la grande freddezza di Tremonti. Il titolare dell’Economia oggi e domani sarà impegnato all’estero nelle riunioni con i suoi colleghi europei: del tutto escluso che in sua assenza possa maturare qualche provvedimento. Si capirà meglio martedì, al pre-consiglio dei ministri, che cosa bolle concretamente in pentola.

A giudizio di ambienti governativi responsabili, l’ipotesi più realistica è che arrivi rapidamente in porto il solo decreto legge sulle banche. Consisterebbe in un provvedimento di ricapitalizzazione «leggera», volto a non far mancare credito alle industrie di casa nostra stressate dalla recessione e dalla crisi finanziaria. Ma il nodo politico vero riguarda gli interventi per imprese e famiglie. Il Cavaliere è giunto alla conclusione che un segnale va dato, il governo non può starsene a girare i pollici. Poi, certo, i soldi scarseggiano: si tratterà di riforme che non costano, oppure pesano molto poco sulle casse dello Stato. La fantasia dei tecnici si è sbizzarrita nel suggerire proposte. Sul tavolo di Tremonti ce n’è una pila: si va da forme di controllo su prezzi e tariffe, specie nella grande distribuzione, a ipotesi di dilazione per l’Iva che verrebbe pagata (come stava scritto nel programma elettorale del Pdl) al momento dell’incasso. Berlusconi vorrebbe profittarne per correggere certi aspetti controversi della Finanziaria triennale, varata a luglio: capitoli di spesa marginali, sul piano dei numeri, ma grane politiche grosse così.

Un grattacapo del Cavaliere certamente riguarda la scuola privata. Rimbalza notizia da Oltretevere di una viva irritazione ecclesiastica per i tagli, di recente scoperti nelle pieghe della manovra estiva, agli istituti paritari. Sono 133 milioni di euro su 535 precedentemente stanziati, in pratica un quarto del totale. Nel giro cattolico di centrodestra qualcuno già sparge la voce (impossibile dire su che basi fattuali) di un complotto laico-socialista-massonico per colpire la scuola cattolica. A calmare le acque non è bastata finora la promessa berlusconiana di intervenire personalmante.

Berlusconi è stato chiamato in causa da «Repubblica» sulla riforma universitaria. Avrebbe deciso di rinviarla per un bel po’, non volendo prestare il fianco a nuove proteste. Bonaiuti, portavoce del premier, è stato tartassato dall’alba di domenica, tutti volevano sapere cosa c’era di vero. Interpellato il Capo, Bonaiuti ha negato ufficialmente lo stop, anzi «il presidente Berlusconi è convinto che l’università abbia bisogno di una seria e profonda riforma, cui sta lavorando il governo». «Repubblica» conferma la sua versione, sfidando Berlusconi a varare la riforma entro questa settimana, come la Gelmini aveva promesso nei giorni scorsi. Facile scommessa, poiché è noto che giovedì il Cavaliere volerà a Mosca in visita di Stato, e venerdì (quando solitamente si riunisce il Consiglio dei ministri) dovrà trovarsi a Bruxelles per il Consiglio europeo.

Uno slittamento dunque è scontato. Resta da chiarire se il ritardo sarà breve, nel qual caso poco cambia per professori e studenti, oppure la riforma finirà nel cassetto. Ambienti vicinissimi alla Gelmini giurano che la prima risposta è quella buona. La sovraesposizione, anche mediatica, del ministro è stata tale da suggerirle una pausa di 10-15 giorni al massimo, quanto basta «per far dimenticare aggressioni polemiche e critiche gratuite». Ne hanno ragionato insieme Berlusconi e Bossi nella loro ultima chiacchierata, che risale a mercoledì. Però poi qualcosa il ministro dovrà fare per forza. La Finanziaria di Tremonti ha già deciso in anticipo economie (63 milioni di euro) e risparmi sul personale (218 milioni) che dal 1 gennaio 2009 scatteranno comunque. Senza la riforma, i tagli colpirebbero alla cieca. E finirebbero per fare ancora più male.

 

Fonte: LaStampa.it

Scuola, ora protesta anche il Vaticanoultima modifica: 2008-11-03T12:30:03+00:00da viaggivaca
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